
210. Mafia e politica.

Da: Relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia,
inserto di la Repubblica, 10 aprile 1993.

Il rapporto fra mafia e politica ha caratterizzato la storia
italiana fin dall'unificazione; si  cos venuta a creare una
specie di coabitazione fra mafia e stato, che, specialmente
negli ultimi decenni del Novecento  stata causa di degrado e di
rischio per l'ordine democratico. Le istituzioni, dalla
magistratura al governo, al parlamento, solo in tempi
relativamente recenti si sono impegnate con convinzione e in modo
sistematico nella lotta contro la criminalit mafiosa. Segnale di
una pi ampia presa di coscienza della gravit del fenomeno fu la
relazione presentata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta
sulla mafia della undicesimo legislatura, presieduta da Luciano
Violante, nell'aprile del 1993. Di quell'importante documento
riportiamo qui alcuni passi relativi all'analisi delle modalit
con cui si instaura il collegamento fra mafia e politica, dei
meccanismi che lo regolano e degli obiettivi cui  finalizzato.


E' sbagliato pensare al rapporto tra  mafia e politica come ad una
relazione totalizzante, che assorbe tutte le attivit dei due
soggetti.
Non tutti i partiti politici sono stati coinvolti e le
connessioni, anche laddove sono state pi intense, non hanno mai
riguardato tutti gli uomini o tutti i dirigenti di un singolo
partito.
Cosa Nostra, inoltre, ha intelligentemente pervaso, in Sicilia,
non solo la politica, ma anche l'imprenditoria, le libere
professioni, la burocrazia statale, regionale e comunale.
Il rapporto con la politica va colto in questa dimensione assai
complessa. Ci si rivolge al politico quando non si pu per altra
via ottenere ci che serve. Se ci che serve pu essere fornito
dal funzionario o dall'imprenditore o dal libero professionista,
Cosa Nostra preferisce rivolgersi a loro perch instaura un
rapporto diretto con il fornitore del servizio richiesto. Il
politico deve invece, a sua volta, rivolgersi ad altri.
Il rapporto diretto con chi esercita funzioni amministrative 
particolarmente utile quando i governi locali sono o fragili o
squassati da crisi frequenti. Mentre i responsabili politici sono
instabili, la burocrazia appare l'unica struttura dotata in modo
continuativo di competenza e di poteri. Ci accade frequentemente
in tutto il Mezzogiorno e conferisce un particolare peso ai
rapporti tra mafia e burocrazie locali. Per di pi, dalle
relazioni dei commissari straordinari dei comuni sciolti per mafia
e dalla stessa esperienza delle autonomie locali nel Mezzogiorno,
risulta che i dipendenti comunali sono frequentemente assunti in
modo clientelare, non hanno preparazione specifica, e
costituiscono una rappresentanza di notabili o di forze politiche
locali.
[...].
Cosa Nostra considera indispensabile l'impunit. L'impunit
consente di azzerare il rapporto costi-benefici nell'attivit
criminale,  il segno visibile del prestigio dell'uomo d'onore,
rende evidente la sua capacit di condizionare l'attivit dello
stato. L'impunit presenta vari aspetti: non essere perseguiti per
attivit criminali, essere assolti o essere condannati a pene
risibili, godere di trattamenti particolarmente privilegiati in
carcere, non essere arrestati nonostante si sia destinatari di
provvedimenti restrittivi della libert personale. L'impunit
sanziona il carattere di stato nello stato che Cosa Nostra tende
ad assumere; se non si  puniti dallo stato  segno che si  o pi
forti dello stato o riconosciuti e legittimati dai pubblici
poteri.
Esiste una vera e propria strategia di Cosa Nostra per il
conseguimento dell'impunit in tutte le forme possibili. Il metodo
principale  l'aggiustamento dei processi, l'intervento cio su
magistrati e su giudici popolari al fine di ottenere provvedimenti
favorevoli. Questo intervento  compiuto con tutte le modalit
possibili: dall'avvicinamento cauto e confidenziale alla minaccia,
sino all'omicidio punitivo-preventivo, che  eseguito per
eliminare un avversario ed intimidire tutti quelli che si trovano
nella sua condizione.
[...].
L'impunit per Cosa Nostra ha un rilievo di gran lunga superiore
alla naturale speranza che hanno i criminali di sfuggire alla
responsabilit penale per i delitti commessi. Prima ancora di
salvaguardare posizioni di singoli, conferma la potenza
complessiva dell'organizzazione, la legittima agli occhi dei
cittadini, ridicolizza la funzione dello stato. Perci si tratta
di una necessit strutturale dell'organizzazione, che conferisce
il crisma di legalit materiale alle sue operazioni. L'impunit
 la principale preoccupazione di Cosa Nostra.
[...].
Per quanto sinora noto, i rapporti con esponenti politici
nazionali erano prevalentemente finalizzati all'impunit
attraverso l'aggiustamento dei processi in Cassazione.
In realt un'analisi a campione conferma che nel passato, in molti
casi, i processi non sono neanche cominciati o si sono conclusi
positivamente per gli imputati mafiosi gi in primo grado e in
appello. Alcuni di quegli imputati potevano essere effettivamente
innocenti. Tuttavia il risultato preoccupante  quello complessivo
e cio l'impunit generalizzata.
[...].
E' pacifico che Cosa Nostra influisce sul voto. Ci non
corrisponde ad una scelta ideologica, ma alla convenienza di
sfruttare nel miglior modo possibile il radicamento sociale e
territoriale; i vasti compiti degli enti locali hanno incentivato
l'attenzione della mafia per le amministrazioni comunali.
Non sembra sia stata ancora svolta una analisi seria degli effetti
che ha avuto sulla crescita dei rapporti tra mafia ed enti locali
il tradizionale decentramento della spesa. Piccole amministrazioni
comunali, prive di strutture burocratiche adeguate e prive dei
necessari livelli di competenza, si sono trovate a spendere somme
enormi che sono finite frequentemente nelle mani di speculatori, o
di gruppi mafiosi. Troppo spesso il decentramento  stato puro
spostamento di poteri dal centro alla periferia senza creazione di
supporti efficienti e culture adeguate.
Agli atti della Commissione ci sono documenti che non riguardano
solo l'attivazione spontanea di Cosa Nostra verso uno o pi
candidati, ma l'attivazione dei candidati verso gli uomini di Cosa
Nostra. Alcuni candidati hanno pagato somme di denaro in cambio
dei voti. L'appoggio di Cosa Nostra pu anche consistere nella
prestazione di una particolare vigilanza a favore del candidato
che, girando per il collegio insieme agli uomini della famiglia,
non solo  protetto nella sua incolumit ma mostra ai suoi
elettori, di essere sostenuto da uomini che contano.
Il procuratore della Repubblica di Caltanissetta cos ha
sintetizzato le tre ipotesi possibili di intervento di Cosa Nostra
nella campagna elettorale.
... La mafia decide: questo picciotto  uomo d'onore,  laureato,
ha cultura, si presenta bene, ne facciamo un politico, i voti li
abbiamo e possiamo portarlo nell'amministrazione locale, in quella
regionale o in parlamento... La seconda ipotesi  quella di un
uomo politico non mafioso che chiede aiuto a Cosa Nostra per la
sua campagna elettorale... La terza ipotesi, infine,  quella
dell'uomo politico il quale, pur non facendo parte di Cosa Nostra,
 talmente vicino ad essa che ne riceve un aiuto concreto (il
guardaspalle, l'autista, la garanzia di tranquillit nel corso
della campagna elettorale e via dicendo). In sostanza si crea un
rapporto di dare-avere: Ti do i voti in cambio dell'appoggio che
fornirai quando servir. [...].
Cosa Nostra non ha mai avuto preclusioni. Nessun partito pu
essere aprioristicamente immune. Ma i mafiosi non votano a caso;
scelgono naturalmente candidati non ostili alla mafia e vicini
agli interessi dei singoli gruppi. A Palermo, ha ricordato il dr.
Gioacchino Natoli, sostituto procuratore della Repubblica, dalle
indagini compiute risulta che i mafiosi facevano convergere
naturalmente i loro voti verso la democrazia cristiana, in quanto
essa aveva rappresentato, fin dalla costituzione della Repubblica,
il centro e l'asse d'equilibrio dell'intero sistema. Ma nello
stesso capoluogo ed in altre aree della regione i voti vanno anche
a candidati di altri partiti. La Commissione ritiene che questo
problema vada visto nella sua obiettiva storicit e ci comporta
l'esigenza di precisare i seguenti criteri:
- la scelta del partito e degli uomini  ispirata ad una logica di
pura convenienza; pi conta il partito e pi ampia  la
disponibilit di Cosa Nostra; questo spiega l'appoggio
costantemente fornito a candidati appartenenti a partiti di
governo, ancorch piccoli. Per questi anzi la dimensione ristretta
dell'elettorato rende i voti di Cosa Nostra pi produttivi, talora
essenziali al raggiungimento del quorum ed alla elezione dei
candidati.
- Il rapporto di Cosa Nostra e i politici  di dominio della prima
nei confronti dei secondi; la disponibilit di mezzi coercitivi
conferisce a Cosa Nostra una illimitata possibilit di richiesta e
di convincimento;
- da ci non pu derivare una interpretazione vittimistica di quel
rapporto, il politico non  costretto ad accettare i voti di Cosa
Nostra e se li accetta non pu non sapere quali saranno le
richieste e gli argomenti dei suoi partners;
- oggi, essendo cresciuta la sensibilit delle istituzioni e
dell'opinione pubblica, il tradizionale rapporto mafia-politica
pu avere risvolti tragici: per il politico  impossibile
sottrarsi all'abbraccio di Cosa Nostra una volta che ha chiesto ed
accettato i voti, ma per lui  sempre pi difficile rendere i
favori per i quali  stato eletto.
Cosa Nostra influisce sulle elezioni in vari modi.
Fa ritenere all'ambiente nel quale opera che  in grado di
controllare il voto e quindi fa nascere negli elettori il timore
di rappresaglie. L'intimidazione  assai diffusa e cos anche il
presidio dei seggi. In vari casi si ricorre ai brogli.
Pi spesso non c' bisogno di alcuna intimidazione. E' sufficiente
il consiglio. L'assenza di tensione e passione politica, la
concezione per la quale il voto serve soltanto a contrassegnare
l'appartenenza ad una clientela se non ad indicare una scelta
ideale, l'appiattimento delle tradizioni politiche tra i diversi
partiti pu condurre quasi naturalmente senza alcuna forzatura, a
rispettare gli ordini di scuderia, come Messina chiama le
designazioni elettorali che venivano dai vertici di Cosa Nostra.
Da appartenenti alla Commissione  stato chiesto ai collaboratori
della giustizia quale dovesse essere il comportamento ufficiale
dei loro amici nei confronti di Cosa Nostra. La risposta 
venuta con l'abituale cinismo degli uomini d'onore. Il politico
pu anche partecipare a manifestazioni antimafia, fare discorsi
contro la mafia, l'importante  che poi, nella sostanza, protegga
gli interessi di Cosa Nostra. Un politico pu anche proporre e far
approvare leggi contro la mafia, se questo  necessario a dargli
un alibi. Importante  che quelle leggi non vengano applicate o
che i processi si possano aggiustare.
[...].
Gli appalti di opere pubbliche costituiscono uno dei principali
terreni di incontro tra mafia, imprenditori, uomini politici,
funzionari amministrativi.
Gli obiettivi pratici sono tre: lucrare tangenti, collocare mano
d'opera nei subappalti, far acquisire le forniture dalle ditte
amiche.
Ma l'obiettivo generale  pi ambizioso: con le mani sugli
appalti, Cosa Nostra riesce a controllare gli aspetti essenziali
della vita politica ed economica del territorio, perch condiziona
gli imprenditori, i politici, i burocrati, i lavoratori, i liberi
professionisti. Questo aspetto contribuisce a rafforzare il
dominio sul territorio, consolida il consenso sociale, potenzia le
singole famiglie mafiose nel territorio, nella societ e
nell'ambiente politico e amministrativo.
Cosa Nostra controlla totalmente gli appalti in Sicilia. Ha la
funzione di garantire che gli accordi siano rispettati ed
eseguiti, di intervenire laddove si verifichino disfunzioni,
danneggiando le imprese che si rifiutano di sottostare e, se
necessario, uccidendo gli imprenditori recalcitranti.
In una importante audizione tenuta dalla sottocommissione Appalti,
presieduta dal sen. Cutrera,  risultato che in Sicilia esiste un
comitato di gestione degli appalti, una sorta di direttivo
formato da imprenditori, i pi importanti imprenditori siciliani e
qualche imprenditore di valenza nazionale, che decidono a priori,
al di l di tutte le scelte della pubblica amministrazione
l'aggiudicazione degli appalti alle imprese. Il comitato pu
funzionare solo perch Cosa Nostra garantisce: e questa presenza
spiega il silenzio degli imprenditori in Sicilia sulle corruzioni.
La mafia non interviene per decidere chi deve vincere l'appalto, a
meno che non tenga a qualche impresa in particolare o non debba
esigere con la minaccia il rispetto dei criteri di spartizione.
Chiunque vinca, la sua quota di reddito  assicurata.
Il comitato non potrebbe svolgere la sua funzione se, oltre alla
garanzia di Cosa Nostra, non ci fosse la connivenza degli
amministratori e dei direttori dei lavori.
[...].
La vicenda degli appalti in Sicilia dimostra la molteplicit delle
connessioni di Cosa Nostra e, insieme, la necessit che oltre ai
politici anche i diversi ceti imprenditoriali e professionali
rompano con decisione i rapporti che intrattengono con i gruppi
mafiosi.
[...].
L'applicazione della legge sullo scioglimento dei consigli
comunali ha rivelato una dimensione locale dei rapporti fra mafia
e pubblici poteri che ha effetti molto gravi sulla vita delle
comunit.
La questione  stata specificamente affrontata dalla Commissione
con una relazione del vicepresidente sen. Cabras gi inviata al
parlamento. Dal quadro delineato emerge una costante: l'ingresso
della mafia nelle istituzioni locali  fortemente agevolato dalla
fragilit amministrativa. Laddove la pubblica amministrazione 
inerte o corriva, dove i controlli amministrativi non funzionano,
si crea in modo quasi automatico l'ambiente favorevole
all'intreccio tra mafia e politica. Spesso non pi di intreccio si
tratta, ma di occupazione delle pubbliche istituzioni da parte di
emissari dei gruppi mafiosi, che gestiscono il potere per conto
della famiglia di appartenenza, contro gli interessi dei cittadini
e a volte nel silenzio degli organismi di controllo, tanto
amministrativi quanto giurisdizionali.
In queste aree, si tratta per lo pi di piccoli comuni, si 
sviluppato un microsistema mafioso che condiziona la vita
quotidiana dei cittadini in modo particolarmente opprimente; il
degrado  profondo e non esiste diritto civile di un qualche
rilievo che possa essere esercitato senza la mediazione mafiosa.
Alla Commissione preme rappresentare al parlamento che il rapporto
mafia-politica non si sviluppa soltanto nelle macrodimensioni
nazionali o regionali o delle grandi citt, ma anche nelle
microdimensioni dei piccoli comuni, dove si realizza una
sospensione della legalit.
Oggi sono superate le condizioni oggettive che hanno favorito quel
processo che si  definito di coabitazione.
Il tragico spartiacque  costituito dalle stragi di Capaci e di
via Mariano D'Amelio [gli attentati mafiosi del 23 maggio '92 e
del 19 luglio '92, nei quali vennero uccisi i giudici Giovanni
Falcone, con sua moglie Francesca Morvillo, e Paolo Borsellino,
assieme agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo,
Vito Schifani, Agostino Catalano, Walter Cusina, Emanuela Loi,
Vincenzo Li Muli, Claudio Trainache].
I due massacri, per la popolarit dei magistrati caduti, per la
potenza e la determinazione che Cosa Nostra rivel in
quell'occasione, hanno fatto scattare nell'opinione pubblica un
senso di solidariet e di ribellione che ha coinvolto tutto il
Paese. Nelle istituzioni si  colta l'impossibilit di proporre il
tradizionale stop and go [espressione inglese, corrispondente alla
nostra a singhiozzo, qui usata per evidenziare l'incostanza
dell'impegno delle istituzioni nella lotta contro la mafia], e si
sta agendo con determinazione, conseguendo risultati di evidente
rilievo.
Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono stati i grandi delegati
delle istituzioni e della societ civile nella lotta contro la
mafia. Ma questa  una battaglia troppo dura, troppo sanguinosa
perch possano essere pochi a combatterla. L'antimafia del giorno
dopo non compensa le schermaglie insidiose che hanno
progressivamente isolato quei due uomini contribuendo a creare le
condizioni per la loro soppressione.
Anche gli omicidi di Lima [Salvo Lima, esponente della DC
siciliana] e Salvo [Ignazio Salvo, titolare per lungo tempo,
insieme al cugino Antonino, di appalti per la riscossione delle
imposte in Sicilia] hanno, per profili assai diversi, una propria
tragicit. Uccidere i vecchi mediatori, o per punirli, o perch
non si ha pi bisogno di loro,  veramente spaventoso per tutti i
politici che sono stati vicini a Cosa Nostra. Nulla  sicuro, dopo
quegli omicidi, nelle relazioni tra mafia e politica.
Non  solo lo sdegno per Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e per
le loro scorte che ha reso decisa e penetrante la risposta alla
mafia dopo la terribile primavera del '92. E' anche la
consapevolezza che gli omicidi Lima e Salvo sono espressione di
una inedita fragilit, dell'affanno per recuperare un terreno
perduto.
